RICH HOPKINS AND LUMINARIOS (Back To The Garden)
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  Recensione del  03/09/2019
    

Back to the Garden è sulla scia di quel ‘desert rock’ conosciuto nell'album precedente, My Way or the Highway, le chitarre, acustiche ed elettriche lo solcano in lungo e in largo, il songwriter dell’Arizona le evidenzia subito nella bella Acoma Mary, Rich Hopkins And Luminarios (con la moglie Lisa Novak) è bravo nello scambio poetico che crea con lo sfondo di Back to The Garden, ed il valore del testo e sulla stessa scia della melodia entro cui egli ha potuto calarsi.
In ballate come Till I’m Gone e il fascino che sprigiona Down Again e Keep Shinin, così utili a isolare intense suggestioni introspettive, manipolano in Back to The Garden ciò che viene vissuto al massimo nelle grintose Before, Pissed e Get Off The Telephone, come residuo e prende evidenza dalla sintesi dei dettagli alla chitarra elettrica (tracce, altro che impallidite in Get Off The Telephone e Another State Of Mind, dove si scorgono altri bagliori di qualità).
Rich Hopkins And Luminarios si servono, adattano, manipolano il linguaggio cardine di Back To The Garden, la quotidianità del rock, un linguaggio 'naturale' e immediato ad ascoltare Always A Way e i quindici minuti finali divisi tra On And On e nella bellezza che sale da The Garden.
Back To The Garden è uno di quei dischi in grado di catturare l'attenzione dell’ascoltatore, «intorpidita» dal lento e cadenzato fluire della vita.