Mitch Grainger e un idea semplice, un doppio disco,
Plug It In, stesse canzoni da ribaltare in una sfarzosa e raffinata versione acustica.
Nella parte elettrica, con la band, l’armonica apre e chiude Plug It In, il blues tra swamp, Mississippi e tradizione, con chitarre acide e misture rock, il sentimento amoroso (
Strong Woman a
Honey Bee) si palesa tra note che hanno poco di freddo e razionale.
Impennate di grande coinvolgimento emotivo in
Loose Change,
Let Me In a
Hollywood e
Mississippi, l’arte del blues che prende vita, Plug It In che cresce, si trasforma e vive febbrilmente nel tempo unico e mai chiuso delle chitarre, con la fedele armonica fino a
Shake It Up.
Ma riazzeriamo, arriva la versione acustica…
Penetra, come l’occhio attento di una fotocamera, i tanti segreti del tempo del blues (pregevoli le versioni di
Hollywood e
Strong Woman), tende a un assoluto apparente per poi riconoscerne la temporanea verità.
Il momento di equilibrio con l’armonica in
Honey Bee, prendere dall’altrui tensione (le perle di
Mississippi e
Shake It Up), il “punto vitale” nel quale le spinte contrarie, ma dipendenti una dall’altra, procurano qualcosa che somiglia all’estasi.
Mitch Grainger mette insieme, come in un puzzle, i pezzi di Plug It In collocandoli al loro posto, uno sopra l’altro, con la costanza di chi si dedica a un lavoro che richiede tempo.