The Bookends regala sorprese, non è costruito secondo una scansione secca, serrata, martellante,
Eric Gales da spazio ad amici ed esplora non solo il blues/rock ma c’è anche del soul/funky, ma come sempre s'avvale delle immagini fortemente espressive montate audacemente sulla chitarra che sale vorticosa in
Whatcha Gon' Do e
Reaching For a Change, e lì non ci si sorprende del talento di Eric Gales.
È invece dai brani con il vocalist B. Slade in
Something’s Gotta Give, nella splendida
Southpaw Serenade, 8 minuti con il vecchio amico chitarrista Doyle Bramhall II, e nella strumentale
Resolution che The Bookends tende a rispettare il naturale tempo di rivelazione e d'espressione del blues/rock, in quest’ultime la dilatazione nell’ipnotico solo alla chitarra è basilare e produttivo, anzi benefico all’ascolto di The Bookends.
Tralasciando l’ultimo duetto con Beth Hart in
With A Little Help From My Friend, Eric Gales mentre parla di cose concrete, di esseri umani, di problemi sociali, cerca e trova nuovi orizzonti (
Somebody Lied,
It Just Beez That Way e
How Do I Get You) e vanno a saldarsi specularmente con il recente passato, quasi fossero due parti di una stessa medaglia.
Un disco non semplice, ma sorretto da un flusso di melodie di ammirevole e affascinante densità.