
Tra alti e bassi la band di Portland resta fedele a un suono tra americana e rock anni ’60, i
Blitzen Trapper con
Wild and Reckless sprigionano una verve fedele più ai primi dischi tra Wild Mountain Nation e Furr, ed un bene.
La penna di Eric Earley resta focalizzata su storie di una realtà che sa essere dolce è amara nell’arco della stessa giornata, tra coppie di ragazzi, droga, fughe conciliatorie con la legge che non prova a capire, ma quando mai è accaduto, un nono disco che mostra intriganti prospettive nel rock d’autore con la scura disamina dell’iniziale
Rebel e insieme a
Wild and Reckless incarnano la materialità sensibile di questo scorrimento, nel quale la melodia è trascesa dal tempo del rock, guidato e controllato dall’armonica e dall’hammond senza sfiancarsi nell’illusione di plasmarlo, ne escono brani di sicuro impatto in
No Man's Land e
Stolen Hearts.
Brani accesi, più turbinosi, come
Dance With Me e
When I'm Dying prolungata dalla chitarra che riempie bene lo spazio, a renderlo profondo e denso, si dispiega anche in
Baby Won't You Turn Me On e nell’armonica che accompagna la chiusura di
Wind Don't Always Blow, restituendo il senso del movimento di Wild and Reckless nel rock.
Prendere o lasciare, oppure prendere per un po’, e poi lasciare, con la promessa di farsi ritentare dal mondo dei Blitzen Trapper che è tornato a essere seducente.