
La band della Louisiana in gita primaverile in quel di Luckenbach, Tx, un concerto e una chiacchierata utili per ripescare
Bandryland: Sharecropper's Whine. Produzione particolare, nata nel 2008 col documentario
Last Man Standin: The Drew Landry Story del filmmaker
Josh Hyde, in compagnia del singer-songwriter Drew Landry ‘on the road’ per 3 anni, cd rimasterizzato quest'anno con l’aggiunta di 3 brani. I primi passi nel 2004 con un bootleg, poi due cd insieme ai
Dirty Cajuns (
Keep What's Left 2004 e
Tailgaten Relief and Hurricane Companion del 2006) dischi che non presentano messaggi alati, non hanno canglori o fanno leva su particolari effetti, mischiano americana, texas roots e spirito della Lousiana, senza centro e periferia, ballate scarne come nell’apertura dolce del mandolino di
Strength Of A Song.
Drew Landry avanza con la brillante
Sharecropper's Wine come se viaggiasse lungo una linea di confine parzialmente circolare e aperta (la corale chiusura di
Gone Home), libero di far politica, un vero attivista quando si tratta di proteggere l’ecosistema, contro le compagnie petrolifere (il disatro del Golfo del Messico) o quando ha suonato in una prigione con una band di detenuti. Qualche pugno nello stomaco lo sferra, la linea autoriale progredisce tra splendide ballads (
Oceans Apart,
Over There,
Sangre De Jesus e
Carry My Cross) ma che ritorna anche su se stessa per attorcigliarsi attorno a questi tempi difficili, e lì il rock trova spazio: nel crescendo dei 7 minuti di
Juvenile Delinquent e
Conspiracy Theory, nelle ariose e luminose
Lap Of Luxury e
Out West, nell’armonica rootsy in
Take My Place che procede lenta, non ha fretta di arrivare nemmeno nel bluesy sublime di
90 Proof.
Abbassa il volume della slide e nell’attesa parla, piccoli poemetti agresti in
3rd World Country Blues, semplici e diretti come
Open Range e
Make It Rhyme, parole forti, cocenti allo stesso tempo, come nella meravigliosa
Last Man Standin' (“
If Jesus were alive, I bet we’d string him up just like we were the Romans / Instead we’re going to use his name to justify a fight across the ocean”). La
Drew Landry Band torna su
Bandryland: Sharecropper's Whine per limarlo, suonare nuovamente alcuni passaggi e affinare nuovi brani. Farli ringiovanire per ridare corpo ad un irresistibile magnetismo alla texana.