Figlio di musicisti, ha conosciuto la musica ripassandola su differenti stili finquando il matrimonio del 2000 e il trasferimento vicino a Weston (nord di Dallas) ha messo in corto circuito i luoghi irrelati intravisti nel rap o nel metal, ha immaginato altri spazi in cui desiderare di vivere l’esordio discografico di
Shame The Devil. Base elettro-acustica, armonica, la steel e una slide fiammante da tirare fuori al momento giusto,
Town Walsh scommette sulle tradizioni del folk e sul tempo armonioso del roots per trovare quasi intuitivamente una riuscitissima isotopia sentimentale del Texas di periferia dove l’agricoltura risponde a un’esigenza vitale e non ad una semplice forma di routine quotidiana.
Shame The Devil gioca bene le carte delle ballate, semplici, energiche ed essenziali in
All On You e la splendida
Cold Light Of Day, ruspanti e tenebrose come nella title-track e in
All She Wrote infettate dall’atmofera infernale della leggiadra lap steel e dal vortice lugubre della slide, a regalare sogni diversi, lontano dalla banalità.
Più sostanziosi anche tra le storie d’amore di
Love Out Loud e nel toccante spazio riflessivo del piano, armonica e fisa nella fervida malinconia di
Pictures che
Town Walsh è sempre in grado di sostenere.
Shame The Devil non è tanto un disco che va aspettato, va attraversato di continuo, colto negli improvvisi sbalzi di luce – roots in
Honky Tonk Lullaby, irregolari nel solido e chitarristico fulgore di
Before You Fall- .
Per godere della ‘poetica texana’ basta poco con
Town Walsh, oscilla tra la ricerca del quotidiano e la coscienza del necessario sullo sfondo di un generale cambiamento sociale ed economico che conquista le ballate finali, sempre deliziose:
Grass On Your Grave e
Put On The Night, violini country in
Same Kinda Fool e nel mezzo il fascino di confine di
Easier Done a ribadire che per
Town Walsh i vuoti acustici sono altrettanto importanti dei pieni folk-roots in
Shame The Devil.