BOURBON CROW (Long Way to the Bottom)
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  Recensione del  01/08/2009
    

L’outlaw country band dei Bourbon Crow continua a giocare con la comicità, a volte colorata di nero, altre volte lunare, altre volte ancora burlesca al limite del nonsenso, che si afferma progressivamente, nel corso di quest’ultimo Long Way to the Bottom come una presenza importante.
Infatti anche se non siamo ai livelli di Highway to Hangovers perchè Rayen Belchere e soci induriscono abbastanza il suono, con il sesso, la morte, il whiskey e del buon roots elettro-acustico tengono il passo in scioltezza.
Affondano nella vita banale della gente, facendola salire sulla superficie delle loro storie divertenti, del tipo 'non basta innamorarsi di una biondina in bolletta dall'aspetto angelico e magari anche un po' scialbo, per riscattare la propria vita', con una buona dose di elettrico, dalla corsa veloce della strombazzare moto nell’incipit di Haulin' Ass, country-hillbilly verace che ci porta sulle highway di periferia con la slide che tuona e fuma mentre i ‘cops’ inseguono, un quadretto che musicalmente non funziona molto ma rincuorano i riff della successiva Those Southern Times e il roots acustico di Pour on Rain dominato dall’armonica con un bel guizzo nel finale che riporta a galla le piacevole ballate elettro-acustiche dei Bourbon Crow.
Si continua con la deliziosa Take a Bullet for You, e l'identità della metropoli si va via via cancellando così come quella della gente comune, il passato è passato, il presente fa schifo e il futuro non si intravvede aleggia nello splendido passaggio country-western di Long Way to the Bottom, nella schitarrata alcolica molto sixty di Life of Crime, ad un paio di deliziosi roots corali, You Have No Friends e Ol' Whiskey Mountain, passando nel finale dalla florida, variopinta e vibrante You and Me, all’agreste In the Mood for a Drinking Song, dove i Bourbon Crow si incuneano nell'inospitale alcolico sottobosco abitato dai demoni.