
Terza prova solista per
Jon Randall, originario di Dallas, TX, poi trasferitosi a Nashville per seguire la sua vocazione artistica; ambizione giustamente coltivata, se a soli vent’anni, il nostro si trova chitarrista nella Hot Band di Emmylou Harris. Nel 1995 Jon debutta su etichetta RCA con
What You Don’t Know, buona prova che lo presenta come chitarrista e cantante certamente dotato. Dopo tre anni il secondo album esce su Asylum e
Cold Coffee Morning rappresenta la conferma del suo talento, sia a livello compositivo che interpretativo.
A distanza di un solo anno esce quindi questo
Willin’ (è infatti datato 1999) che non manca di far fremere coloro che hanno vissuto in prima persona gli anni d’oro del country-rock e del rock californiano. Già, perché la title-track è proprio la cover del classico dei Little Feat composto dal compianto Lowell George e reinterpretato a più riprese dai nomi più significativi della California, fra i quali ricordiamo i Byrds e Gene Parsons. Jon canta e suona molto bene, alternandosi alle chitarre acustiche ed a quelle elettriche (anche a 12 corde in
Afraid Of The Dark), pur privilegiando il suono acustico e fortemente influenzato dalle sonorità legate alla tradizione.
Ascoltate il risultato ottenuto dalla sua chitarra acustica, dal dobro di Jerry Douglas e dalle voci di Emmylou Harris e dello stesso Jon in
Can’t Hurt Anymore ed avrete una misura di ciò che troverete in questo dischetto. La versione di
Willin’ lo vede impegnato ancora all’acustica, con Brent Truitt alle voci ed al mandolino, mentre la steel guitar segue docilmente il volere delle rodate dita di Al Perkins, session man di lusso alle varie corti californiane.
Il prodotto è omogeneo e gradevolissimo: il riff dell’iniziale
Baby Make The Sun Go Down non ti lascia più, la dolcezza di
Sweet Lorretta è irripetibile, mentre
Walk The Line esce decisamente dal seminato, con pesanti implicazioni rock-blues. Alcuni ospiti importanti sono della partita, Lorrie Morgan, Kim Richey, Sam Bush, Tim O’Brien ed Harry Stinson, oltre al già citato Jerry Douglas. La voce di Jon Randall si rifà a certe tonalità ‘impostate’ vicine a Vince Gill, e visto il successo ottenuto da quest’ultimo, non ci rimane che incoraggiare Jon a proseguire lungo la strada intrapresa.